Guido Trebo


Se Dante Alighieri fosse vivo oggi, probabilmente dedicherebbe un girone dell’Inferno a una categoria molto contemporanea: i politici che promettono una cosa in campagna elettorale e, una volta arrivati al governo, fanno serenamente l’opposto.

Perché la vicenda del MAG e della Galleria Segantini è esattamente questo.



Nel programma elettorale della coalizione guidata da Arianna Fiorio si leggeva chiaramente la volontà di “rivalutare” l’adesione di Arco al Museo Alto Garda. Una posizione netta, pubblica, presentata agli elettori come prospettiva politica e culturale.

Oggi, invece, leggiamo sul giornale questo titolo: “non ci sono i presupposti per rientrare nel Mag”. Una giravolta politica piuttosto notevole. La cosa curiosa è che questa smentita non arriva dall’opposizione, ma direttamente da un assessore dell’attuale amministrazione.

Vale però la pena ricordare alcuni fatti, perché la memoria istituzionale conta. La fine del percorso condiviso tra Arco e MAG non fu una scelta del Comune di Arco. Al contrario: durante la nostra amministrazione il Consiglio comunale approvò la convenzione e sottoscrivemmo un accordo formale con Riva del Garda per proseguire e rafforzare la collaborazione museale. Io stesso, da assessore alla cultura, lavorai a quel percorso. Fu successivamente il Comune di Riva del Garda a non voler proseguire quell’esperienza, comunicandolo in un momento che mise oggettivamente Arco in difficoltà organizzativa.

Eppure, invece di piangerci addosso, abbiamo fatto quello che dovrebbe fare una città seria: trasformare un problema in un’occasione. Da quella situazione nacque infatti un polo museale autonomo che ha saputo dialogare direttamente con importanti istituzioni nazionali ed europee, senza bisogno di “interposte persone”.

Basti pensare alle grandi mostre segantiniane realizzate negli ultimi anni, alle collaborazioni di livello internazionale, alla valorizzazione della Galleria Civica “Giovanni Segantini”, fino alla presentazione del progetto culturale legato alle Olimpiadi invernali nel Belvedere di Palazzo Lombardia a Milano, accanto al presidente Attilio Fontana. In quella sede, curiosamente, l’attuale amministrazione comunale di Arco era assente.

Perché il punto vero non è il MAG. Il punto vero è la visione culturale di una città. Io ho sempre pensato che Arco dovesse uscire da un certo provincialismo soffocante che troppo spesso caratterizza la Busa: quel clima chiuso, autoreferenziale, dove si continua a ruotare attorno agli stessi nomi, agli stessi equilibri, ai fratelli e alle sorelle, ai figli e alle figlie di questo o di quell’altro, alle stesse logiche.

Una città che vuole trattenere i giovani deve invece avere ambizione, relazioni, respiro nazionale e internazionale. Deve credere che cultura significhi anche prestigio, reti, investimenti, capacità di stare nei grandi contesti.

Ed è esattamente ciò che abbiamo cercato di fare.

Per questo, paradossalmente, trovo quasi positiva la dichiarazione dell’assessore in questione. Perché certifica una realtà molto semplice: la strada intrapresa dalla Galleria Segantini in questi anni era giusta.

E forse, oggi, anche chi prometteva il contrario è costretto ad ammetterlo.

Accordo tra il sindaco Betta e la sindaca santi sulla gestione del Museo Alto Garda
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