Guido Trebo


Il 28 giugno non è una data qualsiasi. Quel giorno, nell’estate del 1944, l’Alto Garda conobbe uno dei suoi momenti più bui: un’alba di rastrellamenti, di case violate, di giovani vite spezzate da un’occupazione che voleva soffocare la libertà e la dignità delle persone.


Martiri del 28 giugno, Arco 2023

Uomini delle SS, arrivati nel cuore della notte, assassinarono 11 persone “durante la fuga o mentre opponevano resistenza all’arresto”, ne arrestarono 17, 15 risultarono irreperibili. Le vittime erano persone comuni che avevano trovato il coraggio di dire no. No al fascismo, no alla violenza, no alla complicità di chi, scegliendo di non fare nulla, finiva comunque per aiutare chi schiacciava un intero popolo sotto la paura.

Oggi, a ottantun anni di distanza, quei nomi sono scolpiti nei vari monumenti che li ricordano, ma prima ancora lo sono nella memoria di chi si riconosce nei valori della Resistenza. Perché ricordare è un dovere civile, è l’unico antidoto contro la tentazione di raccontare un passato più comodo, senza responsabilità.

Il 28 giugno ci ricorda che la libertà di cui godiamo non è nata da un compromesso, ma da una scelta che qualcuno ha pagato con la vita.

Anche se oggi molte cose sono cambiate credo resti sempre attuale la domanda: da che parte vogliamo stare?

Sono sicuro che c’è chi vorrebbe che queste commemorazioni si riducessero a delle cerimonie di maniera, fatte di discorsi di circostanza, magari di formule uguali ogni anno. Ma la memoria autentica non ha bisogno di troppe parole, e nemmeno di ipocrisie. Ha bisogno di verità. Di riconoscere che il fascismo, con la sua cultura di sopraffazione e di guerra, fu la radice di quell’orrore. Di capire che certe forme di autoritarismo possono ricomparire anche travestite da buoni propositi o dagli schieramenti politici più inattesi.

In un tempo in cui molti fingono che certi pericoli appartengano solo al passato, è importante ricordare che l’antifascismo non è un’etichetta politica. È un senso di responsabilità che nasce dalla memoria e dal rispetto per chi ha avuto il coraggio di opporsi, anche quando sarebbe stato più semplice stare zitti.

Il sacrificio dei Martiri del 28 giugno è un’eredità che ci impegna, è un invito a non rimanere indifferenti davanti alle ingiustizie di oggi. A non pensare che la libertà sia un bene scontato. A non dimenticare che ogni volta che si alza un muro contro le persone – per le loro idee, la loro origine, il loro orientamento sessuale, o la loro fede – si ripete, in forma diversa, lo stesso vecchio copione di sopraffazione.

Per questo ogni anno commemoriamo il 28 giugno! Non per un rituale vuoto, ma per dire che quei nomi vivono ancora. Che la loro voce ci chiama a scelte più coraggiose, a un senso di responsabilità più profondo.

Non basta ricordare. Bisogna scegliere. Scegliere di stare dalla parte della libertà, della giustizia, della dignità umana.

Sempre.