Guido Trebo


La Casa degli Artisti di Canale di Tenno ha appena inaugurato una mostra destinata a lasciare un’intensa impressione sui visitatori, riscoprendo un protagonista raffinato ma spesso dimenticato della pittura trentina del Novecento: Attilio Lasta (1886-1975).


Attilio Lasta, Savognino d'inverno, omaggio a Segantini 1910-13

Intitolata “I paesaggi dell’anima“, questa esposizione rappresenta il secondo tassello di un progetto ambizioso articolato su tre sedi, che intende celebrare i cinquant’anni dalla scomparsa del maestro lagarino, in un percorso curato con grande attenzione da Warin Dusatti e Roberta Bonazza.

Chi visiterà la mostra di Tenno, aperta fino al 28 settembre, potrà esplorare una quarantina di opere straordinarie, molte delle quali inedite e provenienti da collezioni private. L’allestimento è concepito per accompagnare lo spettatore attraverso un punto di svolta decisivo nella poetica di Lasta: il passaggio, alla fine degli anni Venti, dalla pittura di paesaggio alla natura morta.

Il percorso si apre con vedute mozzafiato in cui l’artista gioca magistralmente con la luce. È qui evidente la sua formazione alla scuola di Cesare Tallone, insegnante a Brera, e l’ammirazione per Giovanni Segantini, a cui Lasta dedica autentici omaggi visivi, come “Savognino d’inverno”, che evoca in maniera sorprendente l’intensità emotiva del maestro arcense. Ogni quadro è un invito a fermarsi, contemplare e lasciarsi catturare da quella magica “sospensione luminosa” tipica dei momenti del giorno preferiti dall’artista: i tramonti struggenti, i pleniluni pieni di mistero o gli istanti di luce nitida dopo una nevicata.

Proseguendo nella mostra, il visitatore percepirà nettamente il cambio di registro che ha portato Lasta verso la natura morta. Come ha brillantemente spiegato Warin Dusatti durante l’inaugurazione, questo passaggio non è solo tematico, ma anche profondamente psicologico: “dall’esteriore all’interiore”. Le nature morte di Lasta, infatti, non sono semplici composizioni di oggetti, ma veri e propri paesaggi interiori, dove la luce è attentamente calibrata e ogni oggetto sembra intriso di una poetica meditativa e quasi metafisica, vicina a quel Realismo magico che tanto affascinò la pittura italiana degli anni Venti e Trenta.

Roberta Bonazza e Warin Dusatti hanno definito Attilio Lasta “il maestro della luce”. Ed è proprio la luce, in effetti, la vera protagonista della mostra: che essa cada sui paesaggi esterni o sugli oggetti quotidiani delle sue tavole, ogni dettaglio sembra vibrante, animato da una straordinaria sensibilità pittorica.

Accanto alla personale di Lasta, la Casa degli Artisti ospita anche la mostra collettiva del Gruppo Arti Visive di Arco, “De pittura”, presentata dalla presidente Silvana Mattei, che, tra le altre cose, durante la conferenza d’apertura ha sottolineato l’allestimento di una sala dedicata alla memoria di Maria Stoffella Fendros, artista roveretana di grande caratura scomparsa nel 2023. Anche qui, la poetica della luce e del colore trova espressione in opere che dialogano con intensità ed emozione con quelle di Lasta.

Il progetto generale, che coinvolge anche le sedi di Villa Lagarina e del Museo Civico di Rovereto, dimostra come una collaborazione tra istituzioni culturali possa amplificare la percezione e la conoscenza di un artista. Non è una semplice retrospettiva, ma un vero e proprio viaggio dentro una stagione artistica ancora in gran parte da riscoprire.

Un’occasione da non perdere dunque, sia per gli appassionati d’arte che per chiunque voglia concedersi il piacere di scoprire una dimensione poetica della realtà capace di parlare all’anima.

La mostra è visitabile gratuitamente dal martedì alla domenica (chiuso il lunedì) dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18. Buona visita!