Guido Trebo


C’è qualcosa di singolarmente affascinante nel leggere le proposte del neo Consigliere Comunale Marco Piantoni sulle sagre e le feste di paese. Un po’ come quando si ascolta un turista tedesco che vuole spiegare ai nostri agricoltori come si coltiva il Broccolo di Torbole. Con tutta la buona volontà del mondo, è evidente che Piantoni non ha il polso della situazione. E questo, permettetemi di dirlo con un filo di preoccupazione, dovrebbe farci riflettere prima di incoronarlo assessore.


Festa di paese

Nel suo post, Piantoni si lancia in una serie di idee che, a una prima lettura, sembrano animate dalle migliori intenzioni. Peccato che la realtà sia un po’ più complessa di quanto lui scriva. Il buon Marco propone bicchieri e piatti lavabili, magari con una bella lavastoviglie mobile in condivisione tra le associazioni. Peccato che questo esperimento è già stato fatto circa dieci anni fa ed è stato poi accantonato per svariate ragioni. La Comunità di Valle si era attivata con un servizio di stoviglie riutilizzabili a disposizione delle associazioni, chiunque organizzi eventi in Busa lo sa. Chi non lo sa, evidentemente, è Piantoni.

La sua è una proposta che riesce nell’impresa di essere insieme vecchia e scollegata dal contesto. Per quanto riguarda il nostro Comune, le associazioni che gestiscono la somministrazione occasionale di cibi e bevande in ambienti controllati utilizzano già stoviglie lavabili e si sono dotate da tempo di una lavastoviglie professionale. Dove non si fa – penso agli eventi dentro e fuori a tendoni, con concerti o grande afflusso di pubblico – lo si evita per motivi di sicurezza utilizzando, in ogni caso, materiale ecologico. Qualcuno vuole davvero tornare alle bottiglie e bicchieri di vetro negli eventi pubblici? Forse Piantoni non ha mai gestito cose di questo tipo, ma a chi organizza eventi veri queste cose non sfuggono.

Capitolo prodotti: il Consigliere Marco ci suggerisce con solennità di usare ingredienti locali e sostenibili. Anche qui, il consiglio suona come un invito a usare il Garda per fare turismo. I nostri Comitati utilizzano da anni prodotti del territorio. Un esempio su tutti? La carne salada, regina indiscussa delle sagre della zona di Arco, Riva e Tenno, non solo è a km zero, ma è anche inserita nell’elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Ministero e vanta la certificazione De.Co. Altro che “prodotto sostenibile”: è identità culturale, è territorio che si racconta nel piatto.

E veniamo al pezzo forte: l’app per ridurre lo spreco alimentare. Qui Piantoni tocca vette davvero poetiche. L’idea è questa: la gente prenota con l’app e in base a quelle prenotazioni si cucina. Già mi vedo gli organizzatori con tre cellulari in mano a rincorrere notifiche e utenti fantasma, mentre un gruppo musicale suona in sottofondo. Non solo l’idea è impraticabile, ma introduce nella festa popolare un fastidioso elemento di digital divide – il divario tra chi ha accesso alle tecnologie digitali (internet, computer, smartphone) e chi non ce l’ha, per motivi economici o culturali – quello stesso divario che noi, ad Arco, abbiamo cercato di ridurre istituendo lo sportello di facilitazione digitale in quello che era il mio ufficio.

La verità è che le sagre funzionano già, e funzionano bene. Si adattano, si aggiornano, rispettano l’ambiente più di quanto molti pensino. E soprattutto, lo fanno senza proclami. Se c’è un problema da risolvere, è quello di non trasformare le feste in un laboratorio sperimentale per app e idee green da salotto, ma di continuare a sostenere con intelligenza e concretezza ciò che le associazioni del territorio già fanno con dedizione e buon senso.

A Piantoni, consiglierei un giro reale alle feste. Non in modalità ‘consulente ambientale’, ma da semplice cittadino. Magari con un panino alla carne salada in mano. Potrebbe scoprire che la realtà è molto più avanti delle sue proposte.

E noi, prima di metterlo a fare l’assessore, pensiamoci due volte.

Anche tre.