C’è una buona notizia, ma sorprende che nessuno l’abbia ancora data.
L’affresco di Maria Stoffella Fendros, realizzato negli anni Cinquanta nel vecchio ospedale di Arco, è stato staccato dal muro e sarà ricollocato a breve nella parte esterna dell’ingresso del nuovo ospedale.
Un’operazione delicata, condotta con competenza e rispetto, che consente di preservare un’opera d’arte importante e di renderla nuovamente fruibile al pubblico.

È una notizia che, da cittadino e da appassionato di cultura, mi riempie di sincera soddisfazione.
In tempi in cui la fretta del fare spesso travolge la memoria, sapere che l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari abbia scelto di salvare e valorizzare quest’opera merita davvero riconoscenza.
Un ringraziamento particolare va anche a Franco Proch, che da anni si batte con costanza e determinazione per questo risultato, e al sindaco Alessandro Betta, che già nel 2019 (leggi l’articolo del Giornale Trentino) aveva formalizzato la richiesta alla Provincia per il recupero e la ricollocazione dell’affresco.
Senza quella sensibilità amministrativa di allora, oggi probabilmente parleremmo di una perdita irreversibile.
Fa riflettere, però, il silenzio che accompagna questa operazione. Quando si è trattato di un albero — il famoso Liquidambar, di valore (in)certo ma pur sempre un albero — abbiamo assistito a comunicati, post, fotografie e riflessioni sul “verde urbano”.
Ora che si salva un’opera d’arte, invece, niente.
Nessuna nota, nessuna parola, nessun segno di orgoglio civico.
Eppure parliamo di un affresco vero, opera di un’artista che ha saputo portare nel nostro territorio un linguaggio moderno e personale, molto più vivo delle copie (in resina?) delle statue-stele conservate in originale a Riva che — con sublime intuito — qualcuno dell’attuale giunta chiedeva pochi mesi fa di collocare proprio nello stesso punto (leggi l’articolo de La Busa).
Una differenza che dice tutto: c’è chi si accontenta di repliche ornamentali e chi si occupa di salvare l’arte autentica.
Oggi l’affresco di Maria Stoffella Fendros è salvo, e presto tornerà visibile. Questo basta per restituire ad Arco un piccolo ma importante frammento della propria identità, di quella storia intrecciata tra benessere, sanità, cultura e bellezza che ci ha resi unici fin dall’Ottocento.
È un risultato che merita riconoscenza.
Perché la civiltà non si riconosce nei proclami (e in questi mesi ne abbiamo sentiti tanti), ma nei gesti silenziosi che salvano ciò che ha valore.
