Guido Trebo


Parlare dell’attività del Gruppo Concerti di Bolognano significa rendere omaggio a un’istituzione che da 44 anni arricchisce il nostro territorio con la bellezza della musica.



Il Gruppo Concerti è un vero e proprio custode della cultura musicale, un filo rosso che collega il nostro amato territorio con artisti di rilevanza nazionale e internazionale, offrendo al pubblico locale l’opportunità unica di vivere esperienze musicali di ottimo livello.

Fin dalla sua fondazione, questa realtà ha dimostrato un impegno straordinario nel sostenere e diffondere la musica, organizzando concerti che spaziano dal repertorio barocco a quello contemporaneo, senza dimenticare i grandi capolavori classici e romantici. Nel corso degli anni, ha saputo coltivare un pubblico appassionato e fedele, educando all’ascolto generazioni di spettatori e divenendo un punto di riferimento insostituibile per la vita culturale della nostra Comunità.

Questo primo weekend di luglio, come di tradizione, porterà con sé due appuntamenti di rara qualità, capaci di unire musicisti attivi nel nostro territorio con artisti di respiro internazionale.

Sabato 5 luglio, alle ore 21, come di consueto nella Chiesa dell’Addolorata di Bolognano, sarà protagonista la Camerata Musicale “Città di Arco”, diretta per l’occasione da Dario Silveri, solista la pianista Margherita Santi. I brani in programma sono molto diversi tra loro per stile ed epoca, ma trovano una loro coerenza nel piacere dell’ascolto e nel gusto della scoperta, come una sorta di Wunderkammer musicale.

Si inizia con la Suite “Fra Holbergs tid” (Dai tempi di Holberg) di Edvard Grieg (1843 – 1907), una celebrazione nostalgica, a tratti ironica ma sempre delicata della musica antica, in omaggio allo scrittore Ludvig Holberg (1684-1754), il “Molière del nord”. Cinque movimenti che rievocano danze barocche, dipinte con colori tenui e sfumati, tipici della sensibilità nordica di Grieg.

Seguità la Serenata in mi minore di Edward Elgar (1857 – 1934), testimonianza dello stile raffinato e nostalgico del compositore inglese, capace sempre di evocare emozioni profonde con la semplicità di linee melodiche ben ponderate e armonie cristalline.

Chiuderà la serata il Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra di Franz Joseph Haydn   (1732 – 1809), dove Margherita Santi potrà di certo far brillare la propria tecnica e la propria sensibilità. Questa composizione è un vero gioiello del repertorio classico: dalla brillante energia del Vivace in forma sonata (monotematica), alla poesia contemplativa dell’Adagio (nella forma ternaria del Lied), fino alla vivacità popolare del Rondò all’Ungherese.

Domenica 6 luglio, sempre alle 21, nella stessa cornice, l’atmosfera diventerà più intima e raccolta con un concerto di due artisti: Francesca Caponi (soprano) e Daniele Dori (organo).

Questo programma è un viaggio ardito tra due secoli di musica, dal Primo Barocco al Classicismo. In apertura, il luminoso “Regina Coeli” di Bonifacio Graziani (1606-1664) ci introdurrà in un clima di gioia pasquale. Segue “Unter der Linden grüne” di Jan Pieterszoon Sweelinck (1562-1621), brano organistico a tratti sorprendentemente moderno per il suo tempo, che si sviluppa in variazioni eleganti e inventive.

Giovanni Battista Ferrini (1601-1674) ci porta poi nella tradizione tastieristica italiana con la sua “Aria di Fiorenza“, mentre il “Salve Regina” di Georg Friedrich Händel (1685-1759) offrirà a Francesca Caponi l’opportunità di un dialogo affascinante e intenso tra voce e organo.

La celebre “Fantasia e Fuga in sol minore BWV 542” di Johann Sebastian Bach (1685-1750) esplorerà la maestosità gotica e il virtuosismo contrappuntistico del compositore tedesco, prima di giungere al gran finale con “Exsultate, jubilate” di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791). Mottetto del 1773, fu immaginato per il castrato Venanzio Rauzzini (1746-1810), uno dei più apprezzati cantanti della sua epoca, che Mozart conobbe a Milano all’epoca del suo “Lucio Silla”, dove il cantante interpretò il ruolo del “primo uomo”. Qui sarà presentato in una versione per organo e soprano che, sono certo, valorizzerà ancora una volta l’eleganza tecnica e l’espressività dei due interpreti