Mi pare ci sia una nuova priorità nella Giunta comunale di Arco: dotarsi di tre cellulari (nuovi di zecca, ovviamente) completi di SIM voce-dati per gli assessori. Ripartita in tre anni, una spesa totale di 1.452,51 euro – non certo la voce più imponente del bilancio comunale, ma secondo me emblematica di un certo modo di intendere l’essere amministratori. La determina prevede anche l’acquisto di 7 SIM destinate all’acquedotto comunale, una spesa giustificabile e sicuramente utilissima, ma che non attenua il carattere a parer mio discutibile della scelta di acquistare gli smartphones.

Mi ha fatto sorridere scoprire questa scelta dal post di Alessandro Betta, anche perché durante il nostro mandato abbiamo sempre ritenuto naturale mettere a disposizione il nostro numero personale, essere reperibili a qualsiasi ora e, soprattutto, sostenere direttamente molte spese legate all’attività istituzionale. Dai viaggi per i gemellaggi all’accompagnamento dei dipinti di Segantini a Bratislava, passando per buona parte del materiale necessario al lavoro quotidiano (non parlarliamo dei dati per le videoconferenze o per le dirette Facebook sulla pagina del Comune): quando si tratta di amministrare, credo che si debba dare l’esempio e non gravare inutilmente sulle casse pubbliche. Una questione di rispetto per la Comunità e per le risorse di tutte e tutti.
Non si tratta di eroismo personale, ma di una precisa idea del servizio pubblico: per me l’assessorato non è mai stato un lavoro d’ufficio, con orari e confini netti, ma un impegno continuo verso la città. Trovo quindi curioso che oggi la priorità della Giunta sembri essere quella di dotarsi di cellulari di servizio, quasi a voler segnare una distanza tra amministratori e cittadini, come dice Betta nel suo post. Così, secondo me, si rischia di trasmettere l’idea che la vita pubblica sia qualcosa da gestire a orario, con la comodità di poter “staccare” il telefono comunale a fine giornata o in vacanza. Un bel cambiamento rispetto a chi ha scelto di essere sempre reperibile, senza barriere tra sé e la Comunità.
D’altronde, se veramente l’obiettivo è quello che mi sembra, cioè quello di portarsi a casa ogni mese l’indennità più piena possibile, evitare la minima spesa personale – come comprarsi un cellulare – diventa una priorità. Capisco bene che, alla fine, ogni euro risparmiato su queste piccole cose fa comodo, purché a pagare siano sempre i fondi pubblici.
La cosa più divertente a mio avviso è che proprio chi, in campagna elettorale, predicava un “atteggiamento precauzionale” verso la telefonia mobile 5G – strizzando l’occhio alle più pittoresche narrazioni complottiste – ora sembra essersi riscoperto grande estimatore dei cellulari. Ma forse, chissà, si tratta di cellulari speciali, limitati solo al 4G, per evitare ogni rischio connesso alle “onde misteriose” (ma in realtà pare che il modello scelto sia un Samsung A16 128 GB 5G)…
Scherzi a parte, sono convinto che amministrare significhi soprattutto dare l’esempio, a partire dalle scelte quotidiane. Se la priorità è il proprio comfort – anche sulle spese minime – è difficile convincere i cittadini che la politica sia davvero un servizio e non semplicemente un mestiere come un altro.
Io, anche oggi, continuo a pensare che il rispetto per la fiducia ricevuta inizi proprio dalle piccole cose.