Guido Trebo


C’è qualcosa di straniante in quello che ho letto martedì 3 giugno sul T a proposito degli atti vandalici compiuti al parco di Varignano [ vedi l’articolo ]. Come se ti dicessero che il motore della tua macchina è rotto, ti elencassero con dovizia di particolari tutte le anomalie del caso, e poi ti proponessero di risolvere il problema sostituendo il CD nell’autoradio: “con la musica giusta tutto sembra migliore”.

L’intervento dell’assessore Mascher a mio avviso ha un po’ questo sapore. 


Parco di Varignano chiuso per manutenzione

Il neo assessore riconosce – con un’analisi condivisibile – che esiste un problema crescente di disagio giovanile, che i numeri sono esplosi dopo il Covid, che la situazione va presa di petto. Ottimo. Poi, però, la soluzione proposta si riassume in quello che mi sembra una specie di ‘diamogli un pallone e rimettiamoli in squadra’. Come se bastasse iscrivere un adolescente problematico a calcetto per trasformarlo in cittadino consapevole.

Ora: che lo sport sia importante, formativo, utile, nessuno lo mette in discussione. Ma se davvero si vuole intervenire al più presto, allora bisognerebbe partire da dove la soluzione è già pronta. Nero su bianco. Parliamo – ancora una volta – del progetto di educativa di strada, elaborato già nel 2019 dalla Comunità di Valle in relazione alle tossicodipendenze, che potrebbe essere adattato oggi in un’ottica più ampia di contrasto al disagio giovanile.

Il principio è semplice: portare gli educatori là dove sono i ragazzi, nei parchi, nei piazzali, nelle strade…. Non aspettare che entrino in un centro giovanile (che non frequentano), ma intercettarli dove vivono la loro socialità. Ascoltarli, costruire relazioni significative, essere presenti nel territorio con professionalità specifiche. È l’unico strumento che può arrivare davvero prima della sanzione, prima della marginalità.

Esiste inoltre una proposta di intervento già pronta, commissionata da Alessandro Betta, in qualità di sindaco di Arco, alla dott.ssa Valentina Molin, dal titolo eloquente: «Nuovi investimenti. “Difese immunitarie” per potenziare le capacità di scelta dei giovani». Un progetto centrato sulla messa in rete delle diverse opportunità presenti sul territorio, con l’obiettivo di intercettare i giovani più fragili e proporre loro percorsi alternativi a quelli che li stanno conducendo verso l’isolamento e la marginalità.

Non mancano dunque né strumenti né idee: semmai manca la conoscenza di quanto è già stato fatto e la volontà politica di proseguire con coerenza.

Ma questo implica una scelta chiara: non fare il tifo per la squadra più simpatica, ma mettere a bilancio interventi stabili, strutturati, professionali. E lì Mascher – come molti altri della sua compagine – a mio avviso sembra perdere la palla. Bravissimi a sciorinare numeri (come peraltro annunciava profeticamente un post di Alessandro Betta, tanto criticato ma dimostratosi poi ineccepibile alla prova dei fatti: vedi il post) molto meno bravi, secondo me, a dare gambe concrete a politiche efficaci.

Durante l’ultima campagna elettorale mi sono battuto proprio per questo: che il Comune, in accordo con la Comunità di Valle, desse finalmente avvio ad un nuovo progetto di educativa di strada (si trova a pagina 26 del nostro programma). All’interno dell’Amministrazione ho avuto modo di sollevare più volte la necessità di attivare servizi in tal senso. Abbiamo perso tempo, e ogni giorno perso ha un costo sociale che oggi leggiamo sui graffiti del parco di Varignano.

E no, a differenza da quanto leggiamo nel programma elettorale di Fiorio a pag. 25, le telecamere e i vigili inferociti in questo caso non servono a nulla. Ai ragazzi che stanno male non fa alcun effetto una multa in più. Hanno bisogno di adulti che li riconoscano, non di strumenti per controllarli. Hanno bisogno che le istituzioni siano più brave a costruire Comunità che a compilare comunicati stampa.

Perché un’altra politica è possibile. Basta volerla fare, invece che solo raccontarla.

Parco di Varignano chiuso per manutenzione